Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

NATIVITA' DEL SIGNORE 2003
Natale 1223: la messa al presepe di San Francesco d'Assisi
"Natale con San Francesco"
Iconografia della Natività nella Basilica di S. Francesco
Programma celebrazioni liturgiche
Concerti di Natale
L'ICONOGRAFIA DELLA NATIVITA' NELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO IN ASSISI

L’ICONOGRAFIA
DELLA NATIVITA’
NELLA BASILICA DI
SAN FRANCESCO IN ASSISI

LA NATIVITA' E L'ANNUNCIO AI PASTORI (1288-1290 ca) Navata Basilica superiore Lato sud. Seconda campata da ovest. Registro superiore. Maestri romani e "di cantiere"

Descrizione dell’affresco
La composizione dell’affresco segue nelle sue linee essenziali la tradizione bizantina. Maria, avvolta in un mantello verde sopra una tunica marrone, è distesa su un drappo bianco, riccamente decorato. La sua figura domina il centro del quadro. Un po' più in alto, lateralmente, si scorge in una grotta una mangiatoia a basamento di pietra antiquato, nella quale giace il bambino Gesù. Dietro a lui sono dipinti un bue e un asino, con la testa rivolta in giù, verso la mangiatoia. Grotta e montagna ricordano nella loro forma una tenda appuntita, munita di una piccola apertura che permette di guardare nell'interno. Giuseppe è seduto a sinistra, all'estremità inferiore della scena, la testa appoggiata sulla mano sinistra, in atteggiamento pensieroso. Nell'angolo destro sono dipinti due pastori, vestiti di una corta tunica, con le loro pecore. Al di sopra di questa scena si scorgono quattro angioletti: due tengono lo sguardo verso l'alto, mentre gli altri due scendono verso il Bambino che con la mano additano ai pastori, tenendo in mano una striscia con la scritta ben leggibile: « Annuntio vobis».

Stato di conservazione
E’ l'affresco meglio conservato fra tutti quelli del Vangelo dell'infanzia, e deve questo buono stato di conservazione al torrione laterale, che s'innalza proprio in questo punto, e che l'ha protetto dall'opera distruttiva dell'umidità.

Confronto col testo biblico
Il testo biblico, che ci ha tramandato la nascita di Gesù, contiene pure indicazioni esatte riguardo la data di questo evento: «In quel tempo fu emanato un editto da Cesare Augusto per il censimento di tutto l'impero. Questo primo censimento ebbe luogo quando Quirino era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi iscrivere, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret, per recarsi in Giudea, nella città di Davide chiamata Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, per farsi iscrivere con Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano là, si compirono i giorni in cui ella doveva partorire, e diede alla luce il figlio suo primogenito; lo avvolse in fasce e lo adagiò in una mangiatoia, perché all'albergo per loro non c'era posto.
Vi erano in quella regione dei pastori che pernottavano in mezzo ai campi per far la guardia al proprio gregge. Ora, un Angelo del Signore apparve loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, sicché furono presi da un grande timore. Ma l'Angelo disse loro: "Non temete; ecco, vi porto una lieta novella che sarà di grande gioia per tutto il popolo; oggi vi è nato nella città di Davide il Salvatore, che è il Messia, il Signore. Questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia"
Poi subito si unì all'Angelo una moltitudine della milizia celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che ama”(Lc 2, 1-14).
Il confronto col testo biblico fa risaltare con quale cura i pittori si siano sforzati di riprodurre fedelmente la scena. In questo affresco, al posto della stalla, è rappresentata, seguendo la tradizione bizantina, la grotta. La stalla si trova per la prima volta nelle opere di Giotto. Un affresco della Natività, in cui è raffigurata la stalla, si trova nel braccio nord del transetto, nella chiesa inferiore, e la maggioranza dei critici lo ha attribuito alla mano di Giotto.
«La nascita di Gesù dalla Vergine, quale ci è tramandata dai Vangeli, fu sempre una spina nell'occhio dei critici. Secondo il loro parere l'analisi delle fonti riduce al minimo il valore della tradizione neotestamentaria, l'inadeguata concezione della storia e della storiografia, propria degli autori biblici, relega questa tradizione sul piano simbolico, e l'inserzione nella storia delle religioni ne fa la variante di un mito. L'immediato punto d'aggancio del racconto neotestamentario riguardante la nascita di Gesù dalla Vergine Maria, è da ricercare nell'ambito dell'Antico Testamento. L'annunciazione di Gesù è una nuova creazione. Dio non è il padre biologico di Gesù Cristo. Né il Nuovo Testamento né la teologia della chiesa videro mai in questo racconto, o, per meglio dire,. negli avvenimenti che costituiscono l'oggetto del racconto, la causa della divinità di Gesù, la ragione e la circostanza che fanno di lui il figlio di Dio. Divinità di Gesù non significa che Gesù è mezzo uomo e mezzo Dio. Fondamento della fede cristiana fu sempre la convinzione che Cristo è perfetto Uomo e perfetto Dio. La sua divinità non implica una riduzione della sua umanità: questa era la dottrina di Ario e Apollinare, i grandi eretici della chiesa nei suoi primi secoli di vita. La chiesa insegna invece che la divinità di Gesù non è di ordine biologico – essa non sarebbe stata pregiudicata neppure se Gesù fosse nato da un matrimonio normale - bensì di ordine unicamente ontologico. Non, è un fatto avvenuto nel tempo, bensì nell'eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito; la concezione di Gesù non significa che è nato un nuovo Dio-Figlio, bensì che Dio come Figlio assume nell'uomo Gesù la natura della creatura «uomo», ed “ è” perciò veramente uomo».
In Gesù Dio ha costituito un nuovo inizio nel mezzo di un'umanità infeconda e privata d'ogni speranza, un nuovo inizio, che non è il risultato dello sviluppo e della storia di questa umanità, bensì dono di Dio. «Se già ogni singolo uomo è in se stesso qualcosa di indicibilmente nuovo, ben più che non la somma dei cromosomi ed il prodotto di un certo ambiente, dunque una irripetibile creatura di Dio - quanto più è Gesù il “veramente nuovo”, uscito non dall'umanità, ma dallo spirito di Dio. Per questa ragione egli è Adamo, per la seconda volta » (1 Cor 15, 47). Con lui ha inizio una nuova incarnazione. A differenza di tutti coloro che furono eletti prima di lui, egli non riceve soltanto lo spinto di Dio, ed è perciò il compimento di tutti i profeti: il vero profeta… «Fede cristiana significa in verità (e precisamente l’atto di fede) che Dio non è prigioniero della sua eternità e non limitato all'essere puramente spirituale, bensì che egli ha la possibilità di operare « hic et nunc », nel mezzo del nostro mondo, e che vi ha già operato appunto in Gesù, il nuovo Adamo, nato dalla vergine Maria in forza della potenza creatrice di Dio, il cui spirito, all'inizio, si librava sulle acque e che dal nulla ha creato ogni forma di vita».
Di fronte all'affresco della Natività, rappresentante Maria, la madre di Dio, si trova l'affresco della creazione d'Eva. « Quale vera figlia di Sion » ''Maria, non è soltanto simbolo della chiesa, figura del credente, che soltanto in forza del dono dell'amore - la grazia - può ritrovare se stesso e raggiungere la salvezza; ella è anche, fin dai tempi più lontani, la controfigura di Eva.' Maria è la « porta della salvezza », mentre Eva ha causato la chiusura della porta del paradiso. Perciò si trovano di fronte, in questo ciclo di affreschi, Eva, la madre dell'uomo, e Maria, la madre di Dio.

P. Gherard Ruf

IL PRESEPE DI GRECCIO (1267?-1337) Navata Basilica superiore. Lato nord. Semiparete tra la quarta campata da ovest e la controfacciata. Registro inferiore Giotto et alii.


Descrizione dell'affresco

Il primo piano è separato dallo sfondo da una parete di marmo (iconóstasi), sormontata a sinistra da un pulpito. Una croce, sospesa in modo molto interessante, s’innalza nella parte posteriore della chiesa. Attraverso la porta dell'iconóstasi entrano numerose donne nel presbiterio. Vogliono partecipare alla festa del presepe, voluta da San Francesco; ma il leggio, che s’innalza fra loro e il Santo, impedisce loro di seguire l'azione.
Francesco, vestito dell’abito del diacono, è rivolto verso destra e inginocchiato davanti ad una greppia. Tiene fra le mani il Bambino, avvolto nelle fasce. Un bue e un asino sono pure presenti, sebbene in proporzioni assai ridotte: sono distesi davanti alla greppia.
Nel presbiterio, sul lato destro della scena, sotto un’edicoletta ispirata a un ciborio, un sacerdote celebra la Santa Messa. Il celebrante ed alcuni frati, raggruppati intorno a lui, tengono lo sguardo rivolto verso Francesco, mentre altri cantano a gola spiegata. Il lato sinistro del quadro è occupato da uomini a capo coperto, vestiti distintamente, e da frati cantori.

Stato di conservazione
Il volto di San Francesco è purtroppo rovinato.

Didascalia
«Quomodo beatus Franciscus in memoriam natalis Christi fecit praepa- rari praesepium, apportari foenum, bovem et asinum adduci, et de nativitate pauperis Regis praedicavit, itemque sancto viro habente, miles quidem vidit puerum jesum loco illius quem sanctus attulerat».
«Il beato Francesco, in ricordo del Natale di Cristo, chiese che si apprestasse un presepio, che si apportasse del fieno, e che si conducessero un bue e un asino; indi predicò sulla natività del Re povero, e mentre il sant’uomo era in orazione, un cavaliere vide il bambino Gesù in luogo di quello che il Santo aveva apportato» (S. Bonaventura, leg. major, X, 7).

Il racconto trasmessoci da San Bonaventura dice: « Tre anni prima della sua morte, egli volle celebrare, presso Greccio, il ricordo della natività di Gesù Bambino, e desiderò di farlo con ogni possibile solennità, al fine di eccitare maggiormente la devozione dei fedeli. Perché la cosa non fosse ascritta a mania di novità, prima chiese ed ottenne il permesso dal Sommo Pontefice. Quindi fece preparare il presepio e, in esso, fece portare del fieno e poi anche un bue e un asinello. Vennero chiamati i frati, vi accorse la gente, la selva risuonò di tante voci, cosicché quella santa notte, per lo splendore di tante luci e per i canti sonori e armoniosi, divenne particolarmente splendida e solenne. Con grande devozione, l'uomo di Dio se ne stava davanti al presepio, con gli occhi in lacrime e il cuore inondato di gioia. La Messa solenne fu celebrata sul presepio e Francesco, levita di Cristo, cantò il Vangelo. Poi predicò ai fedeli presenti sul mistero della Natività del Re divino, fattosi povero per noi, e che egli, per la grande tenerezza del suo amore, nel nominarlo, chiamava “il Bambino di Betlemme”. Un cavaliere di grande virtù e degno di fede, il signor “Giovanni da Greccio”, il quale, per amore a Gesù Cristo, aveva abbandonato la milizia del secolo ed aveva stretto grande amicizia con l’uomo di Dio, asserì poi di aver visto quella notte un bellissimo bambinello dormire in quel presepio e il santo Padre Francesco che, stringendoselo al petto con tutte e due le braccia, sembrava che cercasse di svegliarlo dal sonno ».
L’affresco della « preghiera efficace » di Francesco, che crea la premessa della predicazione di pace nel senso neotestamentario, è seguito dall’affresco rappresentante il Natale di Greccio. Ricordiamo ciò che Francesco dice della preghiera: «Se il corpo ha bisogno di quiete quando prende il suo cibo, pur essendo l'uno e l’altro destinato a diventare pasto dei vermi, con quanta maggior pace e tranquillità non deve l’anima ricevere il suo cibo di vita?».
La preghiera lo spinge a celebrare il Natale come festa dell’incarnazione di Cristo, offerta di pace fatta da Dio all'uomo. E grazie alla potenza della sua preghiera raccoglie ed unisce in uno stesso luogo le diverse classi sociali.
Perciò l’affresco non è soltanto la riproduzione fedele di ciò che avvenne a Greccio, il suo significato va oltre: la barriera del coro è abbattuta. Uomini, donne, frati, sacerdoti celebrano insieme, non più separati secondo il loro stato sociale, la festa della Natività di Gesù. E’ la festa, in cui gli Angeli avevano cantato: « Gloria a Dio nell'alto dei Cieli e pace in terra agli uomini che ama!».
Così nella quarta campata, sotto gli affreschi di Giuseppe ebreo, esempio di pace fra gli uomini, sono collocati gli affreschi di San Francesco che celebrano la pace.
Nel primo affresco Francesco ristabilisce la pace in Arezzo. Nel secondo eseguisce con radicale conseguenza l’incarico di diffondere il Vangelo di Cristo, il messaggio di pace, anche fra coloro che pongono una taglia sulla testa di ogni cristiano. Il terzo fa risaltare come Francesco, in virtù della sua fervida preghiera, contribuisce alla predicazione della pace; e nell’ultimo il suo tentativo di avvicinare gli uomini a Gesù, il Principe della pace, mediante la predicazione e la meditazione.

P. Gherard Ruf

LA NATIVITA' Abside Basilica superiore Vetrate (1255 ca; 1477; 1925-1928; 1943-1949). Vetrata di sinistra. Luce di destra.

Descrizione della vetrata
Datazione: intorno al 1255.
Il medaglione mostra la Madonna che riposa su di un giaciglio di teli davanti alla grotta. Sul bordo sinistro del medaglione si svolge l’annuncio ai pastori: uno di questi in ginocchio guarda in alto verso un cartiglio dove viene citato un passo della promessa sulla liberazione da parte di Ciro in risposta all’invocazione dell’umanità:«Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia» (Is 45, 8). La scritta è da intendere a sua volta come prefigurazione veterotestamentaria delle parole dell’angelo nell’annuncio ai pastori: «Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia» (Lc 2, 10) – un intreccio di contenuti vetero - e neotestamentari nella luce con gli antipi del Nuovo Testamento che sicuramente non saranno stati presenti nel medaglione originale.

P. Gherard Ruf

LA NATIVITÀ (1313 ca) Bottega di Giotto ("Parente di Giotto") Transetto settentrionale Basilica inferiore

Descrizione dell’affresco
Sotto l’ampio volume della tettoia, che colpisce per la limpidezza spaziale, trovano agio la bella Vergine Madre di Dio legata dalla gotica bordatura in oro del manto, la mangiatoia, animali e due intere schiere angeliche sospese a mezz’aria. A destra, i pastori ricevono l’annuncio della nascita del Bambino Gesù.
A sinistra S. Giuseppe, seduto, medita sul mistero di questa nascita che non rientra nelle leggi della generazione naturale.
Sul primo piano si svolge il bagnetto del bambino, all’occasione colto sulla pulitura del nasino ad opera di una attempata ancella.

ADORAZIONE DEI MAGI (1313 ca) Bottega di Giotto ("Parente di Giotto") Transetto settentrionale Basilica inferiore

Descrizione dell’affresco
La visita dei Magi è descritta come un cerimoniale di corte. Si sottrae alla vista la capanna per essere sostituita da un decorato edificio. L’”anziano” san Giuseppe si sottrae all’avvenimento per lasciar spazio a due splendenti angeli. I due Magi elegantissimi che aspettano il proprio turno sono seguiti dagli scudieri la cui fisionomia ricercata allude al tipo orientale, e con non minore preziosismo della materia pittorica si spendono i particolari narrativi sugli garzoni di stalla alle prese coi cammelli. L’adorazione del re è vissuto con trepido affetto nel bacio dei piedini di Cristo, mentre il Bambino accarezza i morbidi cappelli dell’anziano viaggiatore.

Confronto col testo biblico
«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Mt 2, 1-12).



 
 



Property of "Sacred Convent of Assisi".
Management by: DreamNet Ltd